I caratteri del luogo

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::Cosa ne pensi di questo nuovo spazio in città?:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

E’ molto difficile per me immaginare uno spazio di questo tipo.

Come ce lo immaginiamo credo dipenda dal rapporto che ognuno di noi ha con la morte.

La prima immagine che mi viene in mente deriva dalle esperienze vissute ed è quella delle sale mortuarie degli ospedali italiani dove il defunto è posto in una bara al centro di una stanza silenziosa e disadorna ma affollata di fiori, con i parenti che fanno la veglia.

Di solito questi spazi sono tristi e dimessi,mi auguro che questo concorso sia l’occasione per fare un luogo di serenità, di armonia.

Uno spazio sereno, che dia serenità, l’architettura deve fornire serenità, trasmettere pace.

Un luogo di pace.

Che nonostante la circostanza riesca a trasmettere un senso di tranquillità

o comunque armonia, in un momento di dolore verso chi non c’è più’,

c h e    n o n    f a c c i a    p e n s a r e     a l l a    m o r t e.

Un luogo accogliente, caldo, onesto, rispettoso.

Aperto, aperto a t u t t i , t u t t i , compresi i non credenti, è ovvio.

Dove trovarsi per un “saluto” al defunto e per incontrare i suoi cari.

L’ultimo saluto in un ambiente    i n t i m o, 

i n t i m o ,   molto    i n t i m o, sicuramente uno spazio i n t i m o.

Ma non triste.

E v i t a r e    l ’ i d e a    d i    m e s t i z i a.

Che non comunichi solitudine o freddezza.

Però vorrei un luogo raccolto, privato.

Un luogo riservato ed appartato.

Da garantire la privacy dei dolenti.

Un luogo isolato da rumori e confusione dovuta al passaggio di gente estranea.

Privo di rumori ed appartato dai rumori della città.

Un posto tranquillo e silenzioso.

riservato, sobrio, pacato, neutro, semplice, rilassante, mistico.

Ma anche u n    l u o g o    b e l l o, di aspetto gradevole, raffinato.

Per come sono fatto credo non baderei all’aspetto estetico della stanza.

Vorrei che la stanza con il defunto fosse molto piccola,

in modo da non essere in tanti accanto alla bara.

Vorrei che le stanze che accolgono i defunti fossero grandi

che trasmettano a coloro che la visitano l’idea di un luogo di pace.

Uno spazio luminoso, i o    m e    l o    i m m a g i n o    l u m i n o s o.

La necessità, al di là di ogni credo, di contrastare la drammaticità della perdita.

Festoso. F e s t o s a m e n t e    i n t i m o.

Francamente, quando morirò, preferirei che non fosse in un luogo festoso.

Gli spazi interni non devono dare l’idea di essere all’interno di un luogo di addio,

ma che diano u n    s e n s o    d i    n o r m a l i t à    a    q u e s t o    e v e n t o.

Che trasmettano u n    s e n s o    d i    n o r m a l i t à  di questo passaggio dalla vita alla morte.

Con elementi che richiamino a un inno della gioia per la  V I T A  di chi rimane.

Elogiamo la    g i o i a    d i    v i v e r e    e ricordiamo il nostro defunto quando era in  V I T A !

Rendiamo omaggio a una  V I T A  che è arrivata al suo culmine.

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